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lunedì 31 dicembre 2012

Auguri di Tempo: se non ora quando?

...Auguro Tempo... Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa. Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri. Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre, ma tempo per ...essere contento. Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull'orologio. Ti auguro tempo per guardare le stelle e tempo per crescere, per maturare. Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare. Non ha più senso rimandare. Ti auguro tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono. Ti auguro tempo anche per perdonare. Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita. Elli Michler

sabato 26 giugno 2010

Raccontatevi, cambierete!



L'assedio di San Pietroburgo, così ricordato dall'arte di una rgazza ucraina.

Secondo Paul Ricoeur un individuo (ed una società) sono tanto più sani in quanti più modi sanno raccontarsi.
La memoria del nostro passato a volte ci pare un fardello insuperabile, anche la memoria di un passato troppo felice e apparentemente perfetto, non solo di un passato traumatico.
Essa ci appare dunque come l'eterno ritorno.
A meno che la fredda memoria non si trasformi in ricordo.
E per essere tale deve essere con-(cum)-divisa; perchè diventi narrazione abbiamo bisogno dell'altro e dell'ascolto che diventa desiderio e si trasforma in relazione.
Il ricordo diventa allora com-(cum)-mozione e la lacrima che ci appare triste è in realtà un presente che si lubrifica. E' il riconnettersi dei tempi che ci permette di vivere il presente e di viverlo pienamente.
Questa riconnessione commovente è lo slancio verso il futuro, un futuro che non lascia pezzi di sè dietro le spalle che non fa terra bruciata.
Ma perchè possa accadere tutto ciò occore una memoria condivisa e condivisibile, e ciò può avvenire non attraverso fredde memorie ma attraverso l'espressione artistica della narrazione. Come quella incredibile del video che avete visto.
Cercate di narrarvi nel modo più personale e artistico possibile.
Cercate di ricordare con le vostre parole ma abbiate biosgno dell'altro.
Quando raccontiamo una cosa ad un'altro essa è già cambiata e pure noi ci sentiamo cambiare.
Fidatevi della forza della narrazione, raccontatevi in più modi possibili!
Tanto non si può dimenticare ciò che non si sa ricordare!
Il ricordo è la migliore qualità del futuro.
Raccontatevi, cambierete!

Andrea Giannelli per TdS

mercoledì 26 maggio 2010

Risultati del sondaggio sul tempo!

Il 38% dei nosri amici vivono l'esperienza del tempo come un qualcosa di soggettivo che si accorcia o si allunga a seconda dei vissuti, delle emozioni e dei significati.
Il 30% rionosce bene l'esistenza delle altre dimensioni del tempo, meno soggettive ma pur sempre facenti parte del nostro comune vivere tra idea del limite e idea dell'eterno. Questi nostri amici saltellano, pare, con disinvoltura da una dimensione all'altra a seconda delle necessità e delle possibilità: grandiosi.
Ma questo 30% alleato all'altro 38% messi insieme formerebbero la maggioranza assoluta di una coalizione di persone che non ci stanno a perdere tempo pensando che sia eterno o che semmai, dopo, c'è un'altra vita per rimediare e che non ci stanno a subire i dictat del tempo cronologico.
Siamo soddisfatti di questo primo sondaggio e cercheremo di convincere gli altri amici nell'idea che Kairos, se associato ad una realistica percezione degli altri fattori temporali non ti tradisce mai.
Ma siate puntuali all'appuntamento, in questo caso rilevate l'ora in cui ciò avviene con un comune orologio da polso! :-)
Grazie a chi ha partecipato alla votazione!

domenica 21 febbraio 2010

Effetti termali: Mariagrazia si converte a kairos! Tu che fai?

da Mariagrazia Fagioli,

Cari amici delle Terme,

Il tempo “proprio” (kairos) e il tempo del mondo, dell’altro (kronos): il tempo del mondo (kronos) serve da bussola, indica il nord. Non possiamo farne a meno: sappiamo che è lì, è un riferimento imprescindibile. Ma è quando scegliamo di esplorare le nostre proprie rotte del tempo che diamo senso e pienezza al vivere: sappiamo che quello è il nord, non lo perdiamo di vista, teniamo una bussola funzionante con la quale confrontarci. Ma è proprio in questo spazio “tra” un tempo e l’altro che ci siamo noi, che si esprime la nostra autenticità; senza appiattirci su chronos, in una dimensione compiacente che sentiamo però priva di senso, e senza vivere completamente “come se” kronos non esistesse (che darebbe origine ad una dimensione talmente privata da non poter essere condivisa con altri).
L’idea di occuparmi del tempo mi è venuta all’improvviso, parlando con un collega del mio “non scrivere” la tesi di diploma.

Che cosa poteva avere a che fare questa modalità con me? Che cosa diceva, che cosa segnalava? Sono partita dal sentire come stavo io in questo tempo, come sentivo di occuparlo. Le sensazioni che vi erano legate erano buone sensazioni: sentivo di occupare questo tempo, non di sprecare tempo. E allora ho pensato a che cosa volesse dire questo nel mio percorso analitico prima, e di formazione psicoterapeutica poi; in questi anni mi sono spesso confrontata con la mia tendenza a vivere la dimensione del tempo innanzitutto come kronos: sono sempre arrivata “presto” a tagliare i traguardi; il diploma, la laurea alla prima sessione disponibile, l’esame di stato, il primo lavoro fisso, l’inizio della scuola di specialità, persino l’inizio dell’analisi: sempre al tempo degli altri, quando si dovevano fare queste cose, quando “era previsto”, in una dimensione compiacente rispetto al tempo degli altri, che tanto mi dava come ri-conoscimento del mondo quanto mi toglieva come senso e significato personale delle esperienze. E anche, in un certo senso, come piacere di queste esperienze. Il tempo del piacere non appartiene a kronos, il tempo del piacere richiama kairos. Così, allo stesso modo, il tempo del dolore.

E forse non è un caso che il desiderio di occuparmi del tema del tempo arrivi dopo due importanti separazioni avvenute nella mia vita: una scelta – come è quando finisce una lunga e importante storia d’amore – l’altra imposta – come è quando la malattia si porta via qualcuno che ti è caro. La separazione ti mette davanti al senso del limite, del tempo che passa, ti fa entrare nel tempo se accetti di nascere diverso ogni volta che ti separi da qualcuno – proprio come quando vieni al mondo per la prima volta.
Così, anche, questo discorso richiama il modo che il paziente in psicoterapia ha di confrontarsi con il tempo; il narcisismo, le dipendenze, il sè fragile si portano dietro una loro impossibilità di vivere “nel tempo”, nel qui ed ora, rimangono sempre “fuori”.

Il nostro sistema culturale si fonda sulle idee-mito della tecnica e dell’economia (che della tecnica assume i principi). Queste idee mito si fondano sulla proposta di una continua crescita e ne assumono i connotati: il tempo è il futuro – non il presente – e l’obiettivo è crescere, aggiungere, andare avanti. Il tempo che meglio si adatta alla tecnica e all’economia è kronos: tempo logico-razionale, tempo che si estende su una retta infinita, tempo della strutturazione, tempo scandito. E’ il tempo del principio di efficienza: ciò che non è efficiente produzione è una “perdita di tempo” e in quanto tale va diminuito, ridotto al minimo. L’unico senso recuperabile in una strutturazione di questo tipo è quello dell’efficienza votata alla continua crescita.
Dal punto di vista umano il mito della crescita ha senso quando le condizioni in cui si vive sono la povertà, la privazione, la mancanza. Comincia ad essere obsoleto quando si nasce e si cresce in condizioni di abbondanza, di eccesso di beni: quale senso ha la crescita in una condizione umana di questo tipo? Ecco quindi la sensazione di espropriazione di senso rispetto alla regola dell’efficienza e all’adeguamento completo ai dettami di kronos.

Questo sistema “struttura” l’inconscio stesso delle persone che vivono nella nostra epoca (Galimberti, “i miti del nostro tempo”), tanto che sono in continua crescita le patologie legate alla dipendenza, all’addiction, al sè fragile. La forte prevalenza dei tempi di kronos mette le persone alla continua ricerca di altre cose da fare; il tentativo è quello di dover riempire tutti i vuoti con “di più”, qualsiasi cosa questo voglia dire. “Riempire vuoti” pare essere l’unica spinta ad agire, in un continuo tentativo di sfuggire alla possibilità di sentire che cosa sostare in questo vuoto provoca. Sentire è infatti parte di kairos, bandito in quanto “perdita di tempo”.

Anche il di-vertimento è parte di kairos: di-vertirsi ha dentro di sè una parte di divergenza rispetto al pre-visto, rispetto all’agenda, rispetto al tempo strutturato. Non c’è creatività, non c’è innovazione senza di-vertimento, di-vergenza; non c’è di-vergenza senza kairos, senza tradimento del sistema-mito economico-tecnico fondato su kronos.

D’altra parte già nel mito è quanto mai chiaro il legame “inversamente proporzionale” tra kronos e la possibilità generativa:


Crono era il più giovane dei Titani. Egli aiutò la madre a liberarsi di Urano che giaceva costantemente su di lei impedendo ai figli concepiti di uscire dal suo grembo. Crono evirò il padre con un falcetto fabbricato dalla Terra al proprio interno, gettò l'organo amputato nel mare e prese il posto di Urano alla guida del mondo. Crono scacciò i fratelli Ciclopi ed Ecatonchiri e li confinò nel Tartaro. In seguito sposò la sorella Rea, con la quale generò i principali dei del Pantheon greco. I genitori dei due però avevano predetto a Crono che sarebbe stato a sua volta detronizzato da uno dei suoi figli. Per evitare di perdere il potere così come era capitato a suo padre Urano (spodestato da Crono stesso), il dio prese a divorare i piccoli figli via via che Rea li partoriva. Questa partorì Demetra, Era, Estia, Ade e Poseidone, tutti divorati da Crono. Infine diede alla luce Zeus, il suo terzo figlio maschio, sul Monte Liceo, in Arcadia (o secondo altre versioni a Creta, dove era fuggita precedentemente) e dopo aver tuffato Zeus nel fiume Neda lo affidò alla madre Terra. A Crono invece era stata recapitata una pietra avvolta in fasce al posto di suo figlio Zeus.
Zeus, una volta cresciuto, somministrò a Crono un veleno che gli fece vomitare tutti i figli ingoiati; in seguito, dopo una guerra intrapresa insieme ai fratelli liberati, riuscì a vincere il padre, a rinchiuderlo e ad affidarlo alla custodia degli Ecatonchiri, per l'eternità. Zeus liberò successivamente anche i Ciclopi (giganti con un occhio solo) e gli Ecantochiri (mostri con cento braccia e cento gambe); in cambio i Ciclopi gli regalarono i fulmini, e lui scelse come dimora il più alto dei monti della Grecia: l'Olimpo.

In kronos risiede il dramma della ripetizione (sapeva che avrebbe fatto la stessa fine del padre per mano dei figli), che rassicura ma soffoca, inibisce nuove nascite, impedisce la generatività. D’altra parte kronos viene sconfitto da Rea quando lei si consente il tra-dimento (nel mito rappresentato con l’inganno della pietra) rispetta al sistema già sperimentato. Solo quando kronos viene tradito il mondo può nascere (non a caso è zeus il padre di tutti gli dei: quindi il più generativo della mitologia è colui il quale sconfigge kronos).TdS (3)

Scrivendovi mi viene in mente che tanti dei problemi che hanno oggi le aziende, le cose su cui non riescono a intervenire e per le quali ci chiedono aiuto sono i sintomi derivati del dominio di kronos su kairos: la perdita di senso, l’impoverimento dell’innovazione e della creatività, la mancanza di visioni di ampio respiro, la perdita degli aspetti emotivi (che impoveriscono drammaticamente la leadership)... ma non si possono sviluppare queste cose se non si resuscita kairos, che però significa tradire il sistema e la logica economica di fondo; significa lavorare sul proprio bisogno di compiacere l’altro, di avere “successo” nel sistema, di rinunciare al potere economico, fondato sul controllo e sulla promozione dell’efficienza. E’ questa quindi un’altra delle contraddizioni in cui le aziende sono inserite).
D’altra parte kronos è rassicurante, mette tranquilli: aprire a kairos significa aprire alla possibiltà di sentire qualcosa che “non si sa” che cosa potrà essere; essere liberi, sentire la gioia, la vita, ma anche l’angoscia, la morte. Aprire a kairos significa “entrare nel tempo” (e non uscire), vivere il qui ed ora, nascere nuovi.


Mariagrazia Fagioli (bagnante delle Terme del Sè).

domenica 14 febbraio 2010

La Stagione della Speranza


E’ l’inverno la stagione della speranza.
L’inverno profondo,
quello dove la prima luce allunga le sere
in attesa che il sole faccia il suo dovere.

sabato 13 febbraio 2010

La Vita è in quattro Tempi: Kairos, che gran figlio di Zeus! (3)

BENVENUTI DA LISIPPO IL PARRUCCHIERE AL PASSO COI...TEMPI

Ma chi è?
E' il primo parrucchiere di Kairos, figlio minore di Zeus.
Lisippo, che in realtà è uno scultore del 300 a.c., considerato da
Alessandro Magno il più talentuoso scultore in bronzo ha inventato l' "acconciatura" di Kairos scolpendola nella sua statua.
Capelli corti sulla nuca e lunghi davanti.
Chissà come li farebbe i capelli a voi, Lisippo.
Francesco Salviati invece potrebbe essere il secondo parrucchiere di Kairos visto che nel VI Secolo lo dipinge invece che scolpirlo ma il taglio è sempre quello: corti dietro, lunghi davanti;



Ma perchè questa acconciatura bizzarra per il giovane figlio di Zeus?
Kairos secondo la mitologia greca è fatale e deve essere colto proprio nel momento in cui accade. E' in forma di un giovane danzatore sempre in volo che deve essere tenuto per i capelli. Per questo Lisippo lo rappresenta con lungo ciuffo sulla fronte e con la nuca rasata proprio per dimostrare l’inafferrabilità di un attimo propizio.

In mitologia Kairos, il più giovane dei figli di Zeus, è il dio dell’opportunità contrapposto a Kronos, il dio del tempo “oggettivo”, seriale e della datazione (2). Kairos è inteso da Aristotele come il tempo che da valore: “ciò che accade nel momento opportuno e buono”.
Kairos rappresenta tuttavia, con la famiglia dei termini ad esso legati, anche il movimento, il cambiamento, l’energia del nuovo.
E con il cambiamento, il ri-creare fa i conti con l’insicurezza: dal punto di vista etico, nella letteratura greca, Kairos è sinonimo proprio di insicurezza.
Il kairos si ricollega ad un certo tipo di azioni che devono essere compiute "tempestivamente" e non tollerano né il ritardo, né l'esitazione. La nozione di kairos è indissociabile della parola greca, è indissociabile anche da un contesto che è quello della Grecia del VI e del V secolo a.C. È indissociabile quindi da un'epoca in cui l'azione diventa autonoma e non dipende più dalla volontà divina: il tempo è anche dell'uomo!


Kairos (καιρός) è una parola che nell'antica Grecia significava "momento giusto o opportuno". Gli antichi greci usavano kronos e kairos (1,2) come parole per indicare il tempo.
Mentre la prima si riferisce al tempo logico e sequenziale la seconda significa " un tempo nel mezzo", "tra", un momento fatto di un periodo di tempo indeterminato nel quale "qualcosa" di speciale accade.
Ma la cosa speciale lo è per la persona che la vive in quel momento.
E' quindi la persona a definirla speciale.
Se fosse speciale solo perchè lo è per tutti o per dichiarazione divina noi saremmo tutti uguali, privi di creatività e movimento.
Così invece la persona, il soggetto, inizia ad essere al centro dell'esistenza.
La nostra vita la facciamo Noi!
Ma qui sta il dilemma dell'uomo e qui si creano a volte ingorghi esistenziali mica da ridere.
Attacchi di panico indicibili colpiscono l'uomo quando fa questo passaggio e quindi è tentato di fare qualche passo indietro.
Quanti uomini prferiscono non conoscere il tempo che vivono e affidarlo completamente agli dei (aìon), dare la loro vita terrena in cambio di quella eterna (senza garanzia alcuna).
Quante volte invece pensi di essere vivo perchè hai un appuntamento alle sei, ma ci sei?
Un pò tutti, ammettiamolo ci perdiamo in questo esserci o non esserci veramente e qualche volta va bene anche così.
Non è facile afferrare quel giovane dalla nuca rasata e sembra che voli leggero e veloce senza darci troppe possibilità di pensarci.
Ma non temete, questa è la rappresentazione del suo primo parrucchiere, Lisippo.
Come al solito le rappresentazioni mitiche sono un pò estreme.
La moda cambia e i parrucchieri si evolvono, i parrucchieri siete Voi!
Scegliete la vostra acconciatura per il vostro kairos, un pò di codino sulla nuca lo lascerei di modo che questo gran bel figlio di Zeus ogni tanto si faccia trattenere ma attenti non esagerate coi capelli lunghi, altrimenti non sarà più un giovane leggero e scattante, dinamico e progettuale; sarà solo un gran bel capellone narciso e seduttivo!
Kairos, ammettiamolo, fa un pò paura.
Ma fa paura perchè non lo si conosce, perchè si muove, perchè è dinamico.
Quando gli uomini hanno gli attacchi di panico non sono dei malati con buona pace di certi professionisti della mente, superficiali come dei parrucchieri falliti.
Il panico rappresenta la nostra vitalità, il fascino verso il giovane Kairos: l'abbiamo visto, ci è piaciuto ma ci è sconosciuto. Egli è accattivante e così diverso dal tempo che ci viene scandito (kronos).

Abbiate coraggio, superate la prima vertigine e inizierete a vivere davvero!
Siate diversi scegliete la vostra acconciatura, ora potete farlo!


Nessuno infatti, quando è al principio, può sapere che cosa troverà in sé.
E come potrebbe anche presentire ciò che troverà, dal momento che ciò che troverà non esiste ancora? Con strumenti presi in prestito egli scava in un terreno che esso pure è preso in prestito ed estraneo, è un terreno che appartiene ad altri. Quando per la prima volta, d’improvviso, si trova dinanzi qualcosa che non conosce, che non gli giunge da nessuna parte, egli si spaventa e vacilla: poiché quella è veramente cosa sua. Può essere una cosa da poco, un’arachide, una radice, una minuscola pietra, una puntura velenosa, un odore nuovo, un suono inesplicabile, o anche una linfa oscura che si spinge lontano: quando egli ha il coraggio e l’accortezza di destarsi dalla prima vertigine di paura per riconoscere e dar nome a ciò che ha trovato, allora comincia la sua vera vita.”
E. Canetti 1972

sabato 6 febbraio 2010

La Vita è in quattro Tempi: il mito di Kronos (2)



Francisco Goya- Museo "El Prado"-Madrid (Espana)

Crono era il più giovane dei Titani. Egli aiutò la madre a liberarsi di Urano che giaceva costantemente su di lei impedendo ai figli concepiti di uscire dal suo grembo. Crono evirò il padre con un falcetto fabbricato dalla Terra al proprio interno, gettò l'organo amputato nel mare e prese il posto di Urano alla guida del mondo. Crono scacciò i fratelli Ciclopi ed Ecatonchiri e li confinò nel Tartaro. In seguito sposò la sorella Rea, con la quale generò i principali dei del Pantheon greco. I genitori dei due però avevano predetto a Crono che sarebbe stato a sua volta detronizzato da uno dei suoi figli. Per evitare di perdere il potere così come era capitato a suo padre Urano (spodestato da Crono stesso), il dio prese a divorare i piccoli figli via via che Rea li partoriva. Questa partorì Demetra, Era, Estia, Ade e Poseidone, tutti divorati da Crono. Infine diede alla luce Zeus, il suo terzo figlio maschio, sul Monte Liceo, in Arcadia (o secondo altre versioni a Creta, dove era fuggita precedentemente) e dopo aver tuffato Zeus nel fiume Neda lo affidò alla madre Terra. A Crono invece era stata recapitata una pietra avvolta in fasce al posto di suo figlio Zeus.
Zeus, una volta cresciuto, somministrò a Crono un veleno che gli fece vomitare tutti i figli ingoiati; in seguito, dopo una guerra intrapresa insieme ai fratelli liberati, riuscì a vincere il padre, a rinchiuderlo e ad affidarlo alla custodia degli Ecatonchiri, per l'eternità. Zeus liberò successivamente anche i Ciclopi (giganti con un occhio solo) e gli Ecantochiri (mostri con cento braccia e cento gambe); in cambio i Ciclopi gli regalarono i fulmini, e lui scelse come dimora il più alto dei monti della Grecia: l'Olimpo.

In kronos risiede il dramma della ripetizione (sapeva che avrebbe fatto la stessa fine del padre per mano dei figli), che rassicura ma soffoca, inibisce nuove nascite, impedisce la generatività. D’altra parte kronos viene sconfitto da Rea quando lei si consente il tra-dimento (nel mito rappresentato con l’inganno della pietra) rispetto al sistema già sperimentato. Solo quando kronos viene tradito il mondo può nascere (non a caso è zeus il padre di tutti gli dei: quindi il più generativo della mitologia è colui il quale sconfigge kronos).

lunedì 1 febbraio 2010

La Vita è in quattro Tempi:essere o non essere crono-logici (1)

Non siate crono-logici ma siate diversamente esistenti, siate divertenti! Provate a pensarvi in quattro tempi, ovvero tenete conto di avere bisogno di tutti e quattro. Così potrete comprendere i vostri comportamenti, i vostri bisogni e i vostri desideri,anche quelli degli altri. Se saprete quali sono i tempi che vi servono per vivere ogni cosa può avere una sua spiegazione e una sua lettura. Starà a voi capire qual è il miglior tempo da vivere in assoluto e scegliere quello più congeniale da vivere in un certo istante: Aìon,Kronos,Kairos o quello che passa da uno all'altro? Sarà un breve volo in quattro (!) puntate sul tempo; e non abbiate fretta, ognuno ha i suoi tempi... TdS



Ora sapete quali sono i quattro tempi in questione, da ora potremo giocare col tempo.
E voi ne avete un quinto da proporre? Saremmo lieti di conoscerlo!
Sarà interessante e divertente se proverete a interagire e portarci i vostri vissuti temporali.
Con quale tempo prevalente approcciate ad una storia d'amore?
E con quale andate al lavoro tutte le mattine?
Avete mai provato a vivere in un tempo e pensare in un altro?
Siete persone Kronos o Kairos ?
Vedremo....
Alla prossima seduta di stretching!

TdS

domenica 1 novembre 2009

IL SENSO DEL LIMITE: LA VITA COME UN VIAGGIO

Il senso del limite:la vita come un viaggio
LA PAURA



L'essere umano vive nell' estremo presente limitato (Chronos), nell'estrema eternità (Aion)e nel tempo dell'esperienza interiore (Kairos). Noi viviamo in un quarto tempo che è il continuo passare da un tempo all'altro.
Se Chronos e Aion costituiscono i vissuti estremi entro i quali noi viviamo, in Kairos si svolge il vero tempo dell'esistenza, il tempo unico e irripetibile dell'anima.
L'essere umano vive tra l'estremo paesaggio che muta di continuo e l'estrema identicità dello stare. L'essere umano, per poter vivere il miracolo dell'istante compiuto deve saper stare, pur nel movimento. Anche qui, come nel tempo, fruire della continua possibilità di passare da una condizione all'altra.
Essere qui ed ora significa esistere in un tempo che non dimentica il passato e si proietta nel futuro. Ciò significa vivere in un tempo ed in uno spazio che divengono di continuo.
Se l'uomo perde queste possibilità, che fanno apparire la vita senza limite, in un apparente ed eccitante "no limits" pieno di potenza e di opportunità, egli perderà sul più bello l'occasione di condividere la pienezza del momento e di toccare il cielo col proprio dito.

Andrea Giannelli

IL CORAGGIO

L'incontro altera; non ha paura di essere alterato chi non teme di perdersi nell'apparente troppo del presente; chi non alza barriere immunitarie e fa dell' ora un attimo pregno dell'inizio e della fine, quell'attimo che connette il presente al proprio passato ed al proprio futuro. Qui ed ora.
La vita è un viaggio solo, ma unico.
Non essere altrove, se non ora quando?

AG




IL SENSO DEL LIMITE (con musica di R. Sakamoto)




(italian version)




Poichè non sappiamo quando moriremo si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile, però tutto accade un certo numero di volte, un numero minimo di volte. Quante volte vi ricordate di un certo pomeriggio della vostra infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di di voi che, senza, neanche riuscireste a concepire la vostra vita, forse altre quattro o cinque volte o forse nemmeno. Quante altre volte guarderete levarsi la luna, forse venti, eppure tutto sembra senza limite.