Visualizzazione post con etichetta Trattamento report-age:racconto termale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Trattamento report-age:racconto termale. Mostra tutti i post

lunedì 28 febbraio 2011

Viaggiare senza scompartimento: Milano-Ginevra-Milano

1.
Tin tan tan tadadan tadadan, tin tan tan tadadan tadadan,..e rispondi a questo Samsung inequivocabile per la sua suoneria.
Quella la si può cambiare, l’avviso di sms in arrivo no. Lo avevate notato?
Che operazione di pubblicità! I testimoni sono i consumatori! Non si può cambiare il tono degli sms così ne riconosci la marca. Una dittatura!
Ta da ta ta ta tan! E’ arrivato un messaggino a qualcuno. Tin tan tan tadadan tadadan…ta da ta ta ta tan….ci risiamo, sembra di essere in discoteca.
Ormai, raro frequentatore di treni, sto imparando: i viaggi iniziano così.
I cellulari sono come i cavalli prima del palio sentono l’odore della rotaia e si eccitano. I cavalieri rischiano di farsi disarcionare con le valigie, le bottiglie d’acqua che hanno in mano, i sacchetti con le colazioni al sacco; urlano quando rispondono come volessero sedare le bestie, i telefoni.
Si i telefonini sono come delle bestie viventi perché dentro ci son tante persone quelle che ti chiamano e sanno che il palio sta per cominciare. Ti chedono come stai, sei sei già salito, se sei in orario, che cosa hai fatto prima.
Si parte su questo Milano-Ginevra inaspettato e inaspettatamente moderno, pulito, digitale.
Non c’è quel caratteristico odore del prosciutto cotto che unito alla mollica del pane un po’ stantio delle colazioni al sacco rende l’odore dei treni ormai particolare. A volte quando mangio il cotto mi viene in mente una rotaia, e l’odore di ferro delle stazioni più piccole e anche il fischio anacronistico del capostazione.
No qui non c’è odore alcuno. Niente di niente.
L’unica cosa che non cambia è il concerto, i cavalli che scalpitano, le urla dei fantini.
E poi lo scompartimento, il solito che non c’è più.
Come andrà questa volta?
2.
Chi avrò di lato e di fronte?
Davanti a me un ragazzo felpato. Cosa? Si un felpato, con la felpa.
I felpati sono esseri particolari.
Le felpe, inventate e di moda nei primi anni ottanta fine settanta, non conoscono crisi.
Dopo il boom hanno avuto un calo ma esiste una fascia di umani che si mantiene fedele al prodotto indipendentemente dalla stagione.
Il felpato è un antiestetico, che chiede da un lato anonimato, che disconosce le stagioni, ma che rivendica una scritta sul petto. Nei paesi più poveri indossano quello che capita, qui si può scegliere ma alla fine di quello che c’è scritto non si capisce nulla.
Il felpato, generalmente un timido, distoglie l’attenzione su di sè tramite la scritta ipertrofica e spesso neologistica: così fa i fatti suoi e non lo guardi in faccia.
Costui di fronte a me parla da solo e scatta foto a orribili case svizzere lungo rotaia(strano, peggio di quelle italiane dell'abusivismo anni 60).
A fianco ho un ragazzo che doma alla partenza il suo cavallo scalpitante narrando della sua avventura col biglietto che ha dovuto stampare alle macchinette autoamtiche: si era incastrato e quindi avendolo già pagato non sapeva piu come fare…i momenti piu terribili sono stati dscritti nei minimi particolari comprese le reazioni fisiche e chimiche organiche; l’interlocutore era ovviamente'italiana madre.
Il 50% delle persone al cellulare parla coi genitori, ammesso siano abbastanza giovani per averli ancora, altrimenti sono dei surrogati.
Il posto in diagonale di fronte a me è vuoto, verrà occupato alla prossima fermata.
3...
E’ una ragazza carina e giovane e questo può costituire un problema per qualunque maschio.
Dall’età dell’adolescenza molti uomini decidono se sono sfigati oppure no in base al caso che ti assegna i posti. In aereo la cosa assume il carattere del vero e proprio gioco d’azzardo.
Al gate vedi chi salirà sul velivolo con te. Tra cento persone ci sono sempre almeno due belle donne. Negli aeroporti ce ne sono molte e non sono ormai più le hostess.
Bene, da interviste fatte di persona, molti uomini con un passato che li ha costretti a dubitare se dio si fosse dimenticato di inserirli nell’albo dei fidanzabili, si chiedono se vinceranno il posto a fianco della bella donna o ragazza che sia.
Le probabilità sono basse.
In un ceto senso sperano di avere la conferma che dio si è proprio scordato perché se accadesse l’imprevisto potrebbero non trovarsi attrezzati e soprattutto, magari ormai sposati/ fidanzati/innamorati “dichiarati” (dopo anni di duro lavoro sulla comunicazione con l’altro sesso o magari con se stessi ndr ) potrebbero tornare a canticchiare Teorema di Ferradini.
Conosco qualcuno che si è destabilizzato dopo aver passato tre ore e mezzo su una poltrona fila 23 posto A a fianco del C occupato dalla sorte che non ti aspetti.
Ha cominciato a pensare se chiamarla o no dopo che lei non solo aveva conversato per tutto il tempo del viaggio da Londra con lui e gli aveva anche confidato di essere sola in città per cinque giorni nonchè single e un po’ stanca di esserlo.
Pare fosse un’ anglo-israeliana bellissima e colta.
Il poveretto, disabituato a tali circostanze in cui non si sa se prendere quello che è successo come la conferma della sfiga o come un’inversione di tendenza ( ovvero il tuo turno tanto atteso) si destabilizzò non poco.
Come decise (si fa per dire) di utilizzare quel numero di telefono poco conta perché perderemmo il senso del dramma maschile del predestinato.
Questo tipo di dramma non ha via di mezzo è un aut aut secco.
Perciò molti uomini da tempo hanno “ abdicato” e assumono un atteggiamento indifferente sino a che ci riescono. Indifferenti o no il giochino mentale lo fanno lo stesso, sia pur (a secondo del loro grado di maturità o di soddisfazione erotica) per pochi istanti.
Ma torniamo sul treno: la ragazza carina obliqua a me guarda il ragazzo obliquo a lei dell’altro scompartimento virtuale, lui sembra giocare a non guardarla per poi muovere a sorpresa gli occhi senza spostare il capo, così vede se lei lo sta guardando.
Diagnostico che lei, quando può, guarda. Ma lui, visibilmente interessato perde l’attimo buono per incontrare le sue parole; non sapremo mai e spesso non sappiamo di noi stessi se a frenarlo sia stata quella famosa sindrome che voleva confermare la sua sfiga oppure la sua imbranataggine o se invece così soddisfatto della sua vita sentimentale da non cogliere quel chiaro invito a parlare.
Ne approfitta come un falco un signore anzianotto che si inserisce e risponde alla domanda che lei in realtà aveva rivolto al ragazzo: lei sorride senza guardarlo come per dirgli di piantarla li.
Ho come la sensazione improvvisa che il ragazzo, che ha l’aria timida, e quel signore opportunista siano la stessa persona in momenti diversi della vita. Vivo un’istantanea che include passato, presente,futuro: quello che non sappiamo fare allora lo sapremo fare poi ed è questa dissincronia, questo timing mancato a fare della vita a volte un pastrocchio di occasioni perdute.
Esse sono infinitamente più frequenti delle occasioni sfruttate.
E’per ciò che non dobbiamo leggerle come segni negativi del destino ma come naturale smistamento e archiviazione di possibilità che altrimenti sarebbero troppe. La vita cerca di aiutarci ad essere una persona e non tre.
Il coraggio di lasciar andare, dello sguardo malinconico ma non triste di fronte alle infinite possibilità della vita che se ne vanno, è in realtà la forza di guardare alla realtà della potenza, di un progetto che non può caricare troppe persone, troppe cose, di un progetto che è il progetto del proprio Sé. Il coraggio di riconoscere e incontrare il proprio Sé e indirizzarlo.
A volte ci vuole un coraggio della madonna, non neghiamocelo.
Lo scompartimento virtuale è molto educato e silenzioso.
La ragazza a quel punto si infila le cuffie nelle orecchie….io la imito.
“Sono a Domodossola, no è brutto, ma guarda ti ho già detto che non sarò a casa prima delle otto….” E’ la terza volta che lo dice con accento emiliano una signora che non vedo e che non è ancora riuscita a domare il suo telefonino-puledro. La suoneria è terrificante ma da una signora così non si può pretendere di più.
In realtà siamo già sul vagone del ritorno Ginevra Milano.
5.
Una voce all’altoparlante si scusa che arriveremo a Montreaux con due minuti di ritardo, aveva la voce pregna di senso di colpa, mi è spiaciuto. Due minuti deve essere una sciagura per un operatore delle ferrovie svizzere.
Non c’è l’odore del cotto, siamo solo in due questa volta nel nostro spazio vis a vis.
Di fronte a me una ragazza legge un libro e ride. Ride al punto da faticare a trattenersi.
Le persone che sembrano ridere, sorridere, parlare con se mostrandolo all’esterno mentre compiono i più comuni gesti della vita, esercitano sempre un loro fascino.
Dimostrano una vita interiore, di conversare con se stesse e questo me la fa immaginare autonome, contente, individuate.
“Ma che sta leggendo?” Mi mostra il libro di un autore semisconosciuto che si intitola la fatica di essere un guru: parlerebbe di uno che se ne scopa una al giorno e ….”insomma bisogna leggerlo perché è divertente….lo compri”.
Il bigliettaio svizzero (nero, non ho visto uno svizzero a Ginevra in città quindi perché la Lega porta a modello la Svizzera se sono ormai multietnici?) passa per la terza volta la ragazza ride, io anche.
Ripasserà una quarta ma questa volta per salutare, ormai ci conosce.
La ragazza ride spesso e anche ora.
Noi eravamo soli perchè due ragazzi (per ragazzi si intende gente sulla trentina) avevano rinunciato ai loro posti per stare a fianco due postazioni piu dietro.
Lui come cavallo ha l’ IPhone in mano e dice a qualcuno che ha l’influenza, che vomita giallo da un giorno.
Guardo la ragazza per segnalarle la fortuna che abbiamo avuto ad averlo lontano. Ci auguriamo che non arrivino i legittimi proprietari dei loro posti attuali. Ci giochiamo una settimana a letto.
Ma purtroppo di li a cinque minuti la pace fnisce presto. I due ragazzi si avvicinano, i legittimi proprietari sono saliti a Domodossola, si Domodossola come la D, esiste davvero!
Pensavo fosse una città inventata per fare lo spelling.
“Scusate ma dobbiamo sederci qui…”. Io e lei ci guardiamo con un sorriso che è tale solo per la previsione azzeccata ma per nulla soddisfatto. Lei si siede davanti a me. I due “appestati” si appostano ai lati. Il malato ce l’ho in diagonale, lei a fanco. Forse va meglio alla mia compagna di sventura.
Le goccioline di flugg emesse dal parlare del malato (avrà la nausea ma non sta mai zitto) hanno maggiori probabilità di venire verso di me anche se in obliquo. Con un colpo di reni alzo il braccio trascino verso di me la sciarpa e ma la avvolgo al collo e un po’ vergognosamente la faccio salire fino al naso.
La ragazza a mio avviso vorrebbe fare lo stesso ma credo non se la senta e non ha una sciarpa.
Io non ho voglia di vomitare in settimana! Credo di essere assolutamente ridicolo con quella sciarpa sanitaria avvolta al collo ma me ne frego altamente.
Inizio ad avere caldo; l’untore parla in continuazione e si avvicina alla sua ragazza per dirle cose inutili bisognoso com’è di essere coccolato da lei che lo venera.
La "mia" ragazza intanto perde il controllo del libro che la fa ridere al punto da emettere un suono incontinente dalla bocca e con la fccia spaventata da se stessa decide diventando improvvisamnte seria che non sta bene. Perciò si auolimita e chiude il libro per darsi un contegno.
Il treno corre silenzioso come se la corsa dei cavalli fosse una lunga maratona, del resto le bestie devono pensare allo sforzo e al respiro per arivare in orario.
Non si sente piu nulla, ne tadan tin tan tan ne quell’altro odioso suono.
Ma è arrivato un messaggio alla ragazza del libro: ha lasciato le chiavi di casa dal fidanzato a ginevra….!
“E ora? “ si batte la mano contro la testa…ma io tanto sapevo che ci sarebbe stata una mamma da qualche parte col doppione e infatti c’è. Abita a Torino come lei, quindi che problema c’è.
Finchè ci sono le mamme questo paese non andrà avanti, credo.
L’Italia, che vede tra i primi 5 libri letti dagli italiani uno di Moccia e quattro della Prodi-Clerici a proposito di ricette culinarie, discrimina le donne perché tende a farle rimanere madri il più possibile, così da tardare le rivoluzioni e si viva in un eterno presente.
L’Italia cerca di dare alle donne la responsabilità della crescita zero.
Se la rivoluzione del magreb andrà avanti sancirà la differenza tra la civiltà della radiotelevisioe e quella di internet...
6.
“Siamo a Malpensa” dice l’appestato che si dimena e si avvicina ogni tanto pericolosamente alla ragazza e quindi a me. Ed è col rallentare del treno che lo sforzo diminuice e qualche “cavallo” ricomincia a ruggire. Il suono è sempre quello Tin tan tan tadadan tadadan…
“siamo arrivati ma guarda che non sarò a casa prima delle otto”, e quattro!
La ragazza mette la mano sulla fronte del fidanzato per la diagnosi: febbre.
Un altro cavallo di razza ruggisce: ma come è possibile? Sembra ci sia un rapporto diretto tra velocità del treno e suonerie. E’ proprio vero il telefonino è un animale vivente.
La ragazza di fronte a me si è addormentata mentre ripassa il controllore, bianco questa volta è segno che siamo in Italia…
Ha la voce di Van de Sfros e puzona il biglietto per la quinta volta. Siamo in Padania, il paese che confina con gli svizzeri federalisti di pelle nera.
I ragazzi ammalati al mio fianco non mi danno l’idea scenderanno mai in una piazza come Tahsir. Hanno già programmato vecanze pasquali a Forte dei Marmi (uhm).
Lui è pesante continua a farsi toccare le mani da lei.
Il suo cavallo ruggisce con la vibrazione, deve esserci qualcuno che li aspetta alla stazione, non dubito sia il padre:lo liquida in tre minuti.
Lady Gaga intanto si materializza dalla suoneria di un cavallino qualche posto piu indietro…una donna con copri capo nero magrebina seduta sull’altro lato del corridoio gurda fori dal finestrino.: penso alle ragazze coi capelli sciolti che racconta Henry Levi sul giornale di oggi, anche lei tra poco scioglierà i suoi, guarda verso il suo futuro. Le invidio un po’ di appartenere ad un paese che fermenta di risorgimento.
Non mi piace il nome di questa stazione Vanzago…non mi piacciono i capelli imprigionati del ragazzo con la nausea così limitati nel loro poco credibile tentativo rasta.
Le prigionie sono molte… chiede i risultati delle partite. Deve essere milanista perché vuole gufare stasera. In Italia si gufa altrove si vivono passioni storiche.
Si vive (e si muore anche).
Continua a dire che è tutta la mattina che "sbocca" termine slang di una Milano di una sinistra pigra. Verrebbe da sboccare a me.
Un'altra terminologia insopportabile , più di destra ma come l'altra usata bipartisan, è il "trombamico".
Il "trombamico" è una figura creata dalle donne. Non esisterebbe nella realtà perchè lui è sostanzialmente zerbinato ma loro con artifici frutto di una buona capacità di mentire a se stesse si ostinano a pensare (dire) che a lui va bene così.
A molti uomini va bene così, scopare senza l'impegno di essere fidanzati ma pensa un pò non al "trombamico". Ma è una causa persa, decidono loro.
I cavalli scalpitano,il treno è lento e il concerto telefonico globale ricomincia.
La gente è già in piedi e tenta di vestirsi oscillando come su una tavola da surf: sembra inscenino una danza su base telefonica. Ma che fretta hanno? Il treno non arriva prima se stanno in piedi!
Tin tadan tadadadan….tin ta tin ta tan.
Siamo arivati davvero la gente corre verso le partite e i suoi "cari".
Un uomo malvestito sale sul treno fermo e ormai vuoto, cerca avanzi.
Inizia il suo viaggio al contrario.

lunedì 30 agosto 2010

Vivere senza scompartimento: diario da un interregionale

Querceta (Forte dei Marmi)vs Milano, dal mostro inviato per "report-age"

Mancava meno di un'ora all'arrivo a Milano e la ragazza di fronte a me parlava al cellulare a voce alta. Ognuno di noi altri tre passeggeri disposti a due a due "face to face" poteva facilmente e comodamente ascoltare.
La signora leggeva "essere madri", il signore aveva sulle gambe un libro mai aperto e sonnecchiava da due ore in un modo poco credibile, io smanettavo al pc di fronte a lei. Penso che ognuno, al di là di ciò che stesse facendo, come prima attività ascoltasse la telefonata. Ciò non tanto per una morbosa cusiosità ma perchè la telefonata si svolgeva in un modo pubblico, la mia impressione è che la ragazza sulla trentina e mediamente carina, parlasse in realtà più con noi che con l'interlocutore, un ragazzo, forse un amico.
"Avevo voglia di mare perchè dopo vado in Norvegia ma che pacco la Liguria volevamo andare in una spiaggia carina ma non c'erano bus per cui siamo andati a Lerici...c'era la fila persino per mettere i teli sulla sabbia..."
Si sente la voce maschile dall'altra parte della cornetta che chiede dettagli.
" Poi oggi siamo andati un pò più giù verso Forte dei Marmi"....voce maschile sembra criticare...."si hai ragione ma del resto non c'erano bus....la spiaggia si chiamava Marinella...si va bè però del resto...dai"
Il ragazzo chiacchiera molto la telefonata è lunga.
Mi guardo in giro, c'è aria di imminente arrivo e sono quasi tutti al telefono.
" Undici e quaranta...se arriviamo in orario....no prendo l'ultimo metrò....e tu dove sei, cosa fai, ma quando?" Nessuno in particolare sta dicendo questo, semplicemente lo dicono tutti. Sembra un unica telefonata collettiva ad un unico ascoltatore invece sono tante persone che dicono la stessa cosa ad altrettante persone.
Quando esistevano gli scompartimenti e le carrozze non erano open spaces potevi apprezzare l'unicità di certi discorsi che parevano dedicati e distinti, così invece sembriamo tutti uguali e mi viene da pensare che forse oggi basterebbero dei portavoce per dire tutto a tutti. Del resto internet cosa è se non un grande portavoce?.
Torno sulla ragazza che parla ancora al telefono. " Dai scemo...alle undici e quaranta se siamo in orario ma penso di si perchè ora siamo a Lodi...beh se ti va, se non è un problema...a me fa piacere...va bene dai...se no prendo il metrò non preoccuparti".
Parla lui, poi ancora lei.
" Già ma poi come torno a casa...ma no dai domani devo lavorare in Mac Mahon....non è comodo" Lui incalza. " Dai scemo...non dormo da te...non voglio dai".
Lui parla e dice molte cose, sta facendo marcia indietro?
"Ma no dai a quell'ora no....senti dai prendo il metrò non preoccuparti...è troppo tardi..."
Lui parla per dare un senso alla telefonata che , per lui, di senso non ne ha più.
Lei ha sempre lo stesso tono di voce,più che gentile mi sembra abituata e abituale, non mi trasmette nessuna emozione nè sensazione vitale. Intuisco il ragazzo dall'altra parte: se dorme da me tanto meglio se non dorme non vado a prenderla.
Ma forse lei è così perchè così qualunquista è anche il modo loro, dei ragazzi, di relazionarsi. Forse è il circolo vizioso delle relazioni "all inclusive" (amicizia, sesso se capita, passaggi, couching turistico, magari quando è il momento me lo sposo).
La telefonata finisce.
Ma uno squillo incurante dei decibel che produce costringe un'altra donna, sempre sulla trentina, ad annegare la sua mano nella tipica immensa borsa senza fondo di molte donne che ci vorrebbe una Risonanza Magnetica per individuare gli oggetti che ci sono dentro. Riesce a catturare il cellulare. Risponde. La sua voce rivela una inflessione slava. E' slavata anche lei, lo avevo già notato molto prima. Secca, senza seno, porta un vestito da film di Rohmer a fiori con giro vita poco sotto l'ipotetico seno e il resto una gran tovaglia larga da cui emergono due secche gambette. So che la descrizione, se aggiunta al fatto che ha un naso alla Lodovico il Moro e che ha dormito tutto il viaggio con quelle ciambella girocollo da volo transoceanico con mascherina non stimola l'immaginario erotico maschile.
La sua testa cadeva nel sonno verso il corridoio occupandone un buon 30%, la ciambella la reggeva. Raccoglieva le gambe sulla poltrona lercia di questa prima classe italiana e il vestito leggero la scopriva. Sembrava una bambina di trent'anni che nega totalmente la sua sessualità. Ampie finestre si potevano creare tra la leggerezza del vestito che faceva del suo corpo un tutt'uno dai piedi alle spalle, un antiform che taglia come Valentino Rossi ogni ipotetica curva. Un vestito che sembra negare la sessualità come del resto fa lei. Ma è proprio questa negazione che faceva della slava l'unica donna che potesse stimolare fantasie erotiche.
Il signore del libro mai letto da una sbirciata alle lunghe leve di lei che raccolte si incarniscono e appaiono più appetibili...
2.
…Anche la sua telefonata arriva al nostro scompartimento a quattro senza muri.
“….alle 11.40….prendo la metro….se non ti fa fatica….ma no non ti disturbare….va bene ok allora grazie….alle 11.40 …siamo a Lodi credo…allora va bene….” , tutti molto gentili questi uomini.
Ma improvvisamente la conversazione prende un’altra piega, come la telefonata della ragazza davanti a me.
“A quell’ora? Ma no che faccio aspetto 20 min in stazione? No lascia perdere prendo il metrò”
Lui è insistente.
“No ti dico che non ho voglia di aspettare tutto quel tempo. No dai non mi va. Non insistere, così no. Prendo la metrò, ciao”.
Anche questo uomo non andrà a prendere la donna con cui sembrava fatta per il passaggio.
Un duplicato di prima con accento slavo. Anche questa donna non è troppo arrabbiata del mancato passaggio, come non era troppo contenta dell’offerta: forse sapeva già come sarebbe finita, conosce lui ma anche sè: generazione pochi rischi.
A volte si pensa di conoscere troppo, non si da all'altro la possibilità di sorprendere. E'una forma di rabbia nichilista nei confronti del prossimo.
Viste così appaiono donne disilluse, non si illudono e non si deludono troppo. Alla fine fanno da sole. Siamo fuori rotta penso io, così non va. Non c'è gioco, non c'è dono. Il dono più bello che si può fare a sè stessi è di dare la possibilità all'altro di offrirsi come un territorio nuovo, propendere per il disporsi.
La ragazza di fronte a me è al telefono di nuovo con un altro maschietto.
“..in Norvegia…Sabato…no un volo che non costa un cazzo sino a Brema poi da li prendiamo un camper per la Norvegia; due settimane….
Poi vado in Sardegna…... hanno la casa a Carlo Forte…con l’Ale, il Bepi e Gianni…,il volo costava 10 euro o giù di li….sono in treno…dalla Liguria”; i dettagli si fanno sempre meno particolareggiati. Il fatto che li avesse raccontati al ragazzo di prima l’autorizza a non dover sfogare la sua delusione del week end a questo o forse questo è meno intimo. L'ascoltatore tanto è uno e rimarrà un unico anche se ne chiameranno altri. Lei sta parlando di sè con noi.
“ A Lodi…no figurati non ti preoccupare prendo la metro faccio a tempo….ok vada per la cena una delle prossime sere che così non devo cucinare….ciao”. Niente passaggio neanche stavolta. la cena forse non ci sarà.
Altre persone sono al telefono, la postazione a quattro dietro di me parla della fuga dei cervelli. Non è una discussione nata dalla conoscenza in treno. Sono amici.
“Se qui le danno 700 euro fa bene a starsene là se gliene danno 7000…..”
L’Italia inospitale, i giovani giustificano chi se ne va.
Me ne andrei anche io.
Da anni non prendevo un interregionale e un presentimento mi aveva avvertito di prendere la prima classe. Non sapevo vendessero i biglietti al bar della piccola stazione, l’ho comprato on line il pomeriggio stesso. Ma non mi han dato il numero del posto, solo un codice che però non ho potuto stampare. Temevo si creasse un problema.
Quando a meno di metà viaggio si avvicina il bigliettaio e vedo che non ha con sé la macchinetta che invece hanno sull’eurostar per controllare il codice di prenotazione prevedo momenti difficili.
Il controllore sta facendo questioni formali a qualcuno più avanti perché non dovrebbe farle a me?
Avevo salvato la pagina su internet ma non su un file….in mezzo alle gallerie potrò collegarmi per mostrargli il biglietto on line, e poi che fa mi pinza il computer ?
So di non essermi impegnato molto oggi a capire come si fanno i biglietti sull’interregionale quindi ho la coda di paglia ma al mio super-io contrasta una voce che mi dice che non è possibile che nell’era del clikka e vola tu rischi di pagare il biglietto dell'interregionale due volte. la società è spaccata in due.
Ma ecco che allo sguardo interrogatorio e interegionale del controllore gli mostro il codice che mi ero salvato sul telefonino.
“Ho prenotato on line” dico sapendo che solo l'espressione "on line" avrebbe arrostito le palle dell'uomo come un kebab turco.
“Non fa nulla mi serve il cartaceo non ha letto le condizioni e termini d’uso?”
La conversazione era ormai pleonastica ma doveva compiersi nel suo ritual.
“No, quando vado a Roma basta il codice” “Mica è sul Frecciarossa” “No ma pensavo lei avesse comunque la macchinetta” “ Non doveva comprarlo così” “Si però i soldi il sistema operativo se li è presi….mica mi ha detto scritto in grande SE NON PUOI STAMPARE IL BIGLIETTO E’ INUTILE CHE PAGHI LO PAGHERAI DUE VOLTE” “ Senta non è regolare”
Marca male.
3.
Scruto se i miei vicini parteggiano per me o per il controllore.
Risultato dell’indagine fulminea: parteggiano per me ma quello che potrebbe succedere li divertirà e un po’ sono contenti che loro hanno fatto giusto e sono d’accordo col controllore che sono abituato bene sul Frecciarossa. Temo di essere preso per un fighetto.
“Va bene mi dia il tempo di collegarmi e le mostro il biglietto salvato sul sito”
“Signore non sarebbe regolare ma veda lei, faccia faccia….”
Le galleria sono finite dovrei farcela.
Il signore del libro mai aperto dice “sono stato in Germania dove un tipo ha messo il Blackberry su uno schermo che gli ha letto il biglietto e senza fare nessuna fila è salito sul treno….”
I miei compagni di (non) scompartimento annuiscono…ma perché non approfittano di questa frase per parlare male dell’Italia, per dire che siamo indietro, perché non han voglia di fare squadra?
Semplice, perché manca lo scompartimento. Mancano i muri dello scompartimento. Non sono certi di essere noi quattro. L’assenza della divisione dagli altri non procura quella necessità di vicinanza umana e alleanza che creavano gli scompartimenti.
Il presentimento che si potrebbero formare alleanze anche con altri nell’open space della carrozza non crea questa esigenza o forse fa sentire osservati e giudicati. Si può al massimo sperare in un sistema bipolare.
In effetti la scomparsa dello scompartimento provoca un senso di vergogna da parte dei viaggiatori face to face nel fare gruppo. Il gruppo ha bisogno della sua stanza. Altri gruppi virtuali senza muri potrebbero fare incursioni nel nostro?
Non è che ci da vergogna il fatto che un altro da fuori può definirci come una copia di un altro tre file più indietro. Senza scompartimento la diversità e l'appartenenza bisogna guadagnarsela, con scompartimento era quasi garantita. Addirittura, nel caso senza, ci si potrebbe sentire più vicini umanamente a una persona due file più avanti, quindi astenendosi dallo spendersi troppo con dirimpettai randomizzati dalla sorte e preferiscono sentirsi parte della carrozza intera. Una carrozza globale. La carrozza globale è un large group. Come tutti i large group il sogno di uno è il sogno di tutti, le conversazioni di uno sono le conversazioni di tutti, il destino di uno è quello di tutti.
Il large group è anch’esso un portavoce. Queste carrozze sono dei portavoce dove nessuno si allea nell’eternità apparente del viaggio, con nessuno, tutto è rinegoziabile. La carrozza globale porta la voce delle larghe intese, di accordi non dichiarati, di passioni non vissute, di intimità mai esistite.
Nella carrozza globale non si dichiarano le alleanze, non ci si sbilancia.
Ognuno è attrezzato con telefoni, computer, videogiochi, libri, cuffiette a farsi il viaggio da solo.
La condivisione sarà un momento eccezionale. I compagni di viaggio sono testimoni della tua autonomia. Chi cerca vecchie alleanze da prima repubblica usando il capro espiatorio per fare gruppo viene visto con sospetto, sembra un vecchio biosognoso di relazione, una persona assetata e sola: un cimelio.
La carrozza globale porta questo messaggio. Nulla di diverso da ciò che succede su internet, su face book, fuori nel mondo.
Forse è giusto così. Questa carrozza è fatta di persone e il gioco delle alleanze è più complesso, ci vuole più tempo. Duecentocinquanta chilometri non sono abbastanza. Ma con più tempo si formerebbero gruppi spontanei. Qualcuno chiederebbe il cambio di posto. La breve durata del viaggio non permette ciò. Tanto vale andare avanti da soli. Inutile l’illusione gruppale.
I non luoghi di oggi in realtà sono luoghi in cui inconsciamente ci si comunica che siamo lì presenti ma provvisori. Le nostre relazioni sono altrove. Spesso in un luogo non fisico, ma virtuale.
“Non mi tocchi…come si permette…lei..lei..lei…ma cosa fa mi caccia?..non si azz….”
“Signora lei sta commettendo un reato attenta rischia la denuncia….” È la voce del controllore, ancora lui…
4.
Ancora lui il controllore.
In fondo era l'unico che lavorava ben conscio che nessuno ci credesse.
Lui per gli altri è solo; è uno che veste una divisa lisa a cui egli è attaccatto per lo stipendio, magari provvisorio, a termine.
Come è possibile che uno faccia un lavoro così tra gente che manco lo guarda in faccia e gli contesta tutto?
Egli è una di quelle persone che non possono.
Nella nostra società si è stabilita una nuova dicotomia: non esiste il vietato e il permesso ma il possibile e l'impossibile (dicono i sociologi come Ehremberg).
Cosa sarà possibile per questo uomo fare nella vita se non arrotondare (sè stesso e lo stipendio con del "nero"?). Anche chi è dotato di quel poco di poesia sa benissimo che ci vogliono due coglioni cosi a pensare che per questa vita può andare bene anche così.
E' dura prendere insulti tutti i giorni.
E questo succede a chi rappresenta il vietato/proibito: medici, giudici, insegnanti, fino ai controllori.
Il rispetto della nostra società va a chi può non a chi tiene all'equilibrio sociale, all'ordine democratico, al merito, al ruolo come funzione di un sistema che contiene le persone.
Cosa può un controllore?.
Ecco perchè si litiga tanto oggi.
Il nostro controllore in questione non ha alternative se vuole evitare la morte subitanea del suo Sè: accettato il mio biglietto grosso come un notebook non può farsi insultare da una signora isterica senza neanche un mezzo tecnologico tra le mani ( eh si signori, loro erano gli unici ad essere privi di apparecchi tecnologicamente avanzati con sè, eppure ahimè se le davano tra loro).
Come sempre i più umani se le davano. Non era un litigio quello.
Era un richiamo a tutta la carrozza: "ehi guardate che esistono le relazioni e qui non se ne vede una, noi ci stiamo ribellando. meglio che l'indifferenza".
Ma era tra qualche sbuffo e scrollata di spalle che i due mettevano in scena il dramma della relazione latitante.
"io chiamo la Polfer e la denuncio" (traduzione, sei l'unica che mi riconosce il ruolo del controllore ora me lo fai fare).
"faccia quello che vuole ma lei sta abusando del suo potere, non si permetta , lei mi ha insultato...non sta facendo il suo mestiere con grazia (trad: lo vedi che sono una signora vorrai almeno tu che hai la divisa e ti sarebbe debito avere almeno una gentilezza per me cui nessuno cerca di venire a prendere alla stazione....finiamo in cella insieme piuttosto).
I due continuano ad amarsi a strillare la loro relazione al treno portavoce.
Con poco successo. L'unica preoccupazione delle persone è che possa venire fermato con relativo ritardo.
I due proseguono nell'amplesso e siamo all'orgasmo quando lui esclamando al telefono "fate salire la Polfer ad Aulla io devo fare una denuncia" si sente un "oooh" da parte della donna che sembra quasi abbia sentito la durezza del contatto o se vogliamo la dolce durezza di un sesso non voluto ma che la degnava di un significato.
Stranamente non si sente più nulla, i due sembrano soddisfatti come due amanti dopo l'orgasmo. Staranno fumando?. Lei si è alzata e si è spostata e sembra dire "ma che modi però è stato bello". Lui più sereno, detesteronizzato viene da me e mi domanda "era lei vero il proprietario del biglietto sul computer?". Così come per far finta di nulla, come per dire "non vi siete accorti vero che ho scopato la passeggera? Tutto come prima vero? Non mi vedevate adesso non mi vedete ora giusto?" Ovviamente l'ha chiesto a un uomo, a me.
Ebbene la carrozza avanza stancamente coi suoi sedili luridi (la ragazza slava ci ha messo sopra un telo).
Siamo a Ro-go-re-do che sembra più un accordo musicale che altro: è l'arrivo, il trionfo col DO finale! Il controllore e tutti i passeggeri sembra pensino ad un solo canto Ro GO RE DOOOOOOO!!! Alla Pavarotti, stiamo arrivando!
Ma per chi?
Per noi stessi.
Nessuno sembra essere così eccitato dal dover incontrare qualcuno e verosimilmente nessun ragazzo andrà a prendere una delle ragazze.
Quella di fornte a me è ancora al telefono....con un terzo, o quarto...." no siamo a Rogoredo...tra quindici minuti..." Non presto più attenzione alle sue parole.
"Ma no dai...vabbè se non è un problema...."
Mi innervosisco ancora la stessa scena.
"vabbè dai lascia perdere...ma davero non è un problema?...ok dai ci vediamo fuori dove c'è la metro grazie ciao ciao, ciaooo". Quel grazie grazie seguito da quel ciao prolungato seduttivo lasciava intendere all'uomo l'occasionalità della telefonata, il caso, il piacere del caso. Permetteva a lui di pensare che tutto fosse stato così facile , e solo per lui.
Grazie grazie, ciau ciau, ciao. L'ultimo ciao quasi non si sentiva come per sottolineare la trovata intimità.
Non verranno immortalati come nella foto di Doisneau però loro due, il bigliettaio e la signora ci hanno provato sino in fondo. Anche io gli ho dato un bel grattacapo col mio bigliettone. Tracce di relazioni, meno dense, meno spesse, più volatili ma non per questo inutili.
Un nuovo modo di essere se stessi con gli altri è ormai ufficiale e la strada maestra e trovare il proprio Sè, staccato da vecchie istituzioni esterne e garanti: lo scompartimento. L'istituzione oggi è il Sè. E siamo destinati, a volte con la paura di non farcela e di non potere, a trovare il nostro progetto individuale,
follemente libero e laico. Stupendamente libero e laico.
Gli altri si attaccano. Ma le ultme carrozze con scompartimento non porateranno più lontano.
Il futuro è la persona che si autodetermina e l'individuo nello spazio condiviso.
Portava questa voce. questo messaggio, la carrozza che ha varcato il passo della Cisa.
Già Cisa, come Cis (oltre), avevamo valicato il preappennino, passato il vecchio confine, i vecchi modi.
La lentezza del percorso tra ro-go-re-DOOO e Milano è incomprensibile ma mi da quel tempo sufficiente per passare da uno stato di vecchia nostalgia da scompartimento a questo nuovo senso di possibilità: la possibilità di essere un vagone di gente che viaggia veloce verso il suo futuro verso il suo Sè per incontrarsi con un altro e poca importa se non sarà subito la foto di Doisneau.

AG.